Comunicato stampa di Lieviti sul WFC

Il Consiglio Direttivo di Lieviti (http://biqueer.blogspot.it/), Associazione di Promozione Sociale affiliata all'ARCI, fondata per promuovere la visibilità, la resilienza, la dignità ed i diritti delle minoranze, specialmente di quelle sessuali, ed in particolare delle persone bisessuali, apprende con sgomento del benvenuto e del patrocinio dati dal sindaco Tosi, dal presidente della Provincia Miozzi, e dal vescovo Zenti ad Alekseij Komov, che verrà a parlare l'8 Giugno alla Gran Guardia per presentare il WCF (World Congress of Families - http://worldcongress.org/).

Di immediato interesse per noi è notare che il WCF definisce "la famiglia naturale come l'unità sociale fondamentale, inscritta nella natura umana, e con il suo centro nell'unione volontaria di un uomo ed una donna nel patto matrimoniale che dura l'intera vita" - da questo ed altri brani del loro sito web risulta che il divorzio deve essere consentito solo in casi estremi; che l'uomo e la donna sono per natura distinti e complementari; che la donna può avere la medesima dignità ma non le medesime funzioni del maschio; che il salario deve andare al capofamiglia per consentire alla donna di rimanere a casa, cosa che le consente di non inviare i figli agli asili nido pubblici, che per il WFC non sono occasione di socializzazione ed educazione ma di intrusione ed indottrinamento quasi totalitario (l'ideale per loro sarebbe praticare anche lo "homeschooling", ovvero il non mandare i figli alla scuola pubblica, ma istruirli ed educarli a casa); che il sistema fiscale deve privilegiare le coppie sposate a scapito degli scapoli e dei divorziati; che la procreazione senza limiti è fondamentale per la famiglia e la società; che lo stato sociale è una iattura che interferisce nella vita privata e familiare in modo quasi totalitario; che la sessualità deve essere esercitata solo nel matrimonio (restrittivamente definito); che i contraccettivi sono una sciagura; che l'aborto e l'eutanasia sono dei crimini; che le famiglie di fatto fanno il danno di chi vi partecipa, e deve essere negato a loro ogni riconoscimento ed ai loro componenti ogni tutela.

Molto interessante è che il WCF rimpiange un'età dell'oro che colloca negli USA prima della Guerra di Secessione, nel Canada del 19° Secolo, e nel Messico degli anni '50, in cui l'industria non si era ancora separata dall'artigianato, e la piccola proprietà agraria, ambiente che ritiene l'ideale per la "famiglia naturale", era alla base dell'economia - peccato che non ricordi che questa proprietà agraria per prosperare aveva bisogno, in tutto il Nordamerica della subordinazione della donna all'uomo, ed in quella che sarebbe diventata la Confederazione, della subordinazione dello schiavo (quasi sempre nero) al libero (quasi sempre bianco).

La caratteristica principale del WCF è che ritiene che alla famiglia tutto vada subordinato, anche i diritti individuali. Loro lodano il pensiero e la politica dei partiti democristiani europei del secondo dopoguerra e disprezzano profondamente i partiti socialdemocratici, che ritengono la "quinta colonna" dei partiti comunisti, più insidiosa e perciò più pericolosa di questi nel sostenere idee contrarie al loro concetto di famiglia. 

È un giudizio che fa non solo ridere gli storici ed i politologi, che ben conoscono l'avversione tra comunisti e socialdomocratici nata con la Rivoluzione d'Ottobre, che solo di rado consentì loro di allearsi brevemente contro un comune nemico, ma fa anche rivoltare nella tomba il De Gasperi che cooptò nei governi centristi il PSDI ed il Fanfani ed il Moro che costruirono il centrosinistra con il PSI - in entrambi i casi anche per isolare il PCI.

Non meglio se la cavano i partiti liberali nella loro visione.

Il loro giudizio dell'ONU è che essa ha cominciato bene sostenendo la famiglia negli anni '40 e '50, ma da quando ha cominciato negli anni '60 a porre l'accento sui diritti individuali (per influenza di quella che per loro era la "quinta colonna" socialdemocratica), ha sbagliato di grosso - ed infatti, mentre l'ILGA (International Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender Association - http://ilga.org/) fa parte dell'ECOSOC (Consiglio Economico e Sociale dell'ONU), il WFC non ne fa parte, anche se considera l'ONU un campo di battaglia che deve essere conquistato dalle forze che condividono il suo ideale di famiglia. Inutile aggiungere che il WFC avversa profondamente l'Unione Europea, in quanto non condivide la sua politica dei diritti umani.

Dal nostro punto di vista, quello che si vuole qui tentare è un attacco non solo alle minoranze sessuali, a cui si vogliono negare i benefici del matrimonio (che il WFC pignolescamente elenca quando sono di salute ed economici, ma trascura quando sono in termini di dignità - perché non si può definire sbagliato l'amore di due persone che possono sposarsi, generare ed allevare figli insieme), ma anche ai diritti di tutti perseguendo un'utopia reazionaria, in cui anche la struttura politica, sociale ed economica deve essere ridotta a misura di famiglia modello WFC, a costo di limitare non solo la libertà (a cui purtroppo pochi tengono) ma anche la prosperità (a cui tutti tengono).

Noi non vogliamo questo - vogliamo la grande libertà che ci offre la società (post)industriale, che renderà obsoleta la domanda che si rivolge ai genitori: "È uno stallone od una fattrice?", per sostituirla invece con: "Che farà di buono, amorevole, creativo ed innovativo per gli altri e per sé?" L'identità non è per noi un prodotto, ma un processo.

Per Lieviti
Luigia Sasso (presidente)
Raffaele Ladu (segretario)